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Il restauro del 1996

Tra studi preliminari ed esecuzione vera e propria delle opere, approvate dalle Soprintendenze competenti, il restauro dell’Antegnati, portato a termine nel 1996 e dedicato alla memoria di Giampiero Lurani Cernuschi, è il frutto di sei anni di lavoro oltremodo impegnativo e rigoroso. Nomi illustri nel campo organistico – primo tra tutti quello di Luigi Ferdinando Tagliavini – organologico, architettonico e pittorico, coinvolti gratuitamente all’ambizioso progetto, hanno riconosciuto l’indiscussa rarità dello strumento, ne hanno raccomandato l’irrinunciabile e urgente ripristino.

La Parrocchia di Almenno San Salvatore, la famiglia Lurani Cernuschi e la sezione di Bergamo di Italia Nostra – promotori del “Comitato per il restauro dell’organo Antegnati“, presieduto da Maddalena Fachinetti Maggi – hanno seguito con scrupolosa attenzione tutte le varie fasi dell’operazione fino al suo compimento, supportati dalla già menzionata consulenza altamente qualificata. Tra chi ha fortemente creduto e sostenuto finanziariamente l’obiettivo del “Comitato”, vanno ricordati: la Famiglia Lurani Cernuschi, la Banca Popolare di Bergamo – Credito Varesino, il Credito Bergamasco, la Fondazione Cariplo, gli “Amici di San Nicola” e tantissimi altri Enti, Associazioni e privati cittadini, coinvolti fautori di un siffatto “impegno”, indice di grande civiltà. Un pensiero riconoscente alla Regione Lombardia, alla Provincia di Bergamo e al Comune di Almenno San Salvatore, che hanno patrocinato, anche economicamente, la complicata operazione.

Il restauro, iniziato dopo un intervento preliminare consistente nell’eliminazione degli insetti xilofagi mediante fumigazione di tutta l’area della chiesa e della sacrestia, è stato realizzato con scrupoloso criterio dell’organaro Marco Fratti di Campogalliano (Mo) che si è avvalso di tecniche e materiali che possano consentire la massima reversibilità e leggibilità del lavoro, curando ogni particolare, al fine di restituire l’opera nelle migliori condizioni di efficienza e integrità possibili.
Dato il grandissimo interesse organologico dello strumento, si è ritenuti quanto mai opportuno utilizzare moderni metodi di analisi e rilevamento, che potessero fornire dati oggettivamente attendibili e quindi materiale di ulteriore studio dei manufatti in esame.

Il restauro ha interessato anche la cassa, la cantoria, i quattro dipinti su tela delle portelle, la porzione di soffitto sovrastante e parte delle due pareti interne delle arcate adiacenti alla struttura. L’operazione è stata realizzata dal Laboratorio di Antonio Zaccaria e Marzia Daina di Bergamo. Come coronamento all’intero progetto, un’elegante pubblicazione – edita sotto l’egida dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo – ha presentato le relazioni, gli studi, le analisi, i rilievi e una ricca documentazione fotografica organologica di prim’ordine.