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Lo strumento

Antegnati organ with opened doors
Organo Antegnati con le portelle aperte
Antegnati organ with closed doors
Organo Antegnati con le portelle chiuse

Lo strumento è collocato in cantoria, sopra la quinta cappella a destra della navata, sostenuta dal basso da due travi murate e rivestite da tavole decorate. Al di sopra della cantoria il prospetto ad ante chiuse si presenta come una grande ancona lignea. L'incorniciatura è costituita da due colonne ioniche, rotanti su se stesse, che reggono una trabeazione adorna di un alto fregio scolpito, sulla quale è posto un frontone spezzato curvilineo, ove troneggia il busto benedicente di Dio Padre. Dal movimento rotatorio delle colonne dipende l'apertura e la chiusura delle ante dell'organo, fissate ad esse con tre cerniere. All'interno dell'ancona un dipinto su tela, inchiodato ai telai di legno che costituiscono le ante stesse, raffigura, secondo una solida consuetudine, l'Annunciazione. Ad ante aperte sono visibili invece quattro coppie di angeli musicanti che si allineano disciplinati su di un cielo chiuso. Il prospetto è costituito da 25 canne di stagno del registro Principale, suddiviso in cinque campate (5-5-5-5-5), tutte disposte a cuspide con bocche allineate e labbro superiore a mitria, scandite da lesene con fregio superiore e intagli tra le lesene, a mascherare le legature per la facciata. Anche gli "organetti morti" (canne mute, prive di anima), situati sopra i campi minori, presentano pari numero di canne sempre disposte a cuspide. La canna maggiore corrisponde al Do1. Sotto i tre trasporti di facciata, un fregio decorato copre l'accesso alla secreta del somiere. La tastiera, di eccezionale valore in quanto l'unico esemplare conosciuto degli Antegnati, è di 45 note (Do1-Do5) con prima ottava corta. I tasti diatonici, ricoperti di bosso, in un unico pezzo con doppia rigatura orizzontale, hanno la caratteristica di avere i frontalini costituiti da un elegante fiore in ottone sbalzato, fissato direttamente alla testa delle leve con chiodo centrale. La pedaliera, del tipo a leggio, si compone di 14 pedali (Do1-Fa2) con prima ottava corta ed è costantemente collegata alla tastiera. La registrazione è costituita da 11 manette fissabili ad incastro, poste in colonna a destra della tastiera, ed estraibili per la possibilità di inserimento nella Combinazione preparabile (tranne la voce umana). La tavola di guida è dotata di eleganti cartellini ottocenteschi manoscritti per i seguenti registri:

  • PRINCIPALE
  • OTTAVA
  • QUINTADECIMA
  • DECIMANONA
  • VIGESIMASECONDA
  • VIGESIMASESTA
  • CORNETTO
  • FLAUTO IN OTTAVA
  • FLAUTO IN DUODECIMA
  • VOCE UMANA
  • CONTRABASSI
Il tremolo a vento perso, collocato sul canale principale, è azionato da una leva a sinistra della tastiera, inseribile ad incastro. Il pedalone per la Combinazione preparabile sta a destra della pedaliera e scorre in una feritoia ricavata direttamente nella cassa. L'impianto di alimentazione è costituito da tre mantici a cuneo, collocati sopra un soppalco posteriormente al vano di risonanza dell'organo, azionabili mediante corde e carrucole, alimentabili anche da elettroventilatore.

Notizie storiche

Nel 1588, ad un secolo dalla posa della prima pietra della chiesa e settant'anni dopo la sua consacrazione, gli Agostiniani Eremitani decidono di dotare la chiesa di Santa Maria della Consolazione - detta di S. Nicola - di un organo con la funzione primaria di dare l'intonazione e di alternare con il coro l'esecuzione in canto gregoriano della messa e delle varie ore dell'ufficiatura. I religiosi, dimoranti nel monastero attiguo, decidono di commissionare il nuovo strumento agli Antegnati, i celebrati maestri organari bresciani del Rinascimento, simbolo dell'eccellenza della tradizione organaria classica italiana, a quel tempo sicuramente gli artisti più quotati, cui davano la preferenza gli organisti migliori e i committenti più raffinati. Costanzo (1549 - 1624), rappresentante più celebre della nobile dinastia di organari e autore del manufatto, allorché nella bottega aveva "maneggio et cura" sotto la guida del padre Graziadio (1525 - post1590), ne fa chiara menzione ne L'Arte Organica, il famoso trattato, fonte diretta e importante per conoscere l'operato degli Antegnati ed avvicinare la pratica organistica italiana del periodo classico. L'organo - di otto piedi, "proportionato alla giesa" - viene collocato sopra la quinta cappella di destra, interrompendo il matroneo che corre a metà altezza della navata per far posto alla cantoria e alla cassa, riccamente intagliata e decorata, completa di due portelle con tele dipinte intus et extra, atte a coprire il magnifico prospetto. La selezione rigorosa, volutamente ristretta, dalla concezione sonora antegnatiana, pensata per racchiudere con pochi registri "tale excellentia che siano [gli organi] perfetti, sonori et consonanti" consta della seguente disposizione fonica: Principale, Ottava, Quintadecima, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Flauto in ottava, Flauto in duodecima, Fiffaro (ridenominato in seguito "Voce Umana"). L'ambito della tastiera è di 45 tasti (Do1 - Do5) con prima ottava corta, mentre quello della pedaliera (sempre con prima ottava corta) è di quattordici pedali (Do1 - Fa2). I mantici (probabilmente tre), con caricamento del tipo "a stanga", alimentano il somiere "a vento" di nove pettini - sormontato dal crivello con superficie in cuoio e sono collocati verosimilmente sul pavimento del matroneo, addossati alla carpenteria di sostegno del somiere. Unico "accessorio sonoro" il Tremolo, ubicato a sinistra della tastiera. I religiosi, e con loro tutta la popolazione almennese, fanno fronte a un impegno economico non indifferente, ma senza dubbio giustificato, poiché l'organo "per quei tempi era pregevole sia per la messa di voci sia per la cantoria tutta a pittura e a oro". Durante l'intero arco del XVII sec. non si hanno notizie specifiche e dettagliate riguardanti lo strumento. E' curioso tuttavia che ad Almenno, e precisamente nella casa di Gian Maria Arrigoni, il 31 gennaio 1662 muoia un certo Costantius Antegnatus Brixiensis. Costui potrebbe essere Costanzo II, figlio di Giovanni Francesco (l'interlocutore del dialogo ne L'Arte Organica) e nipote di Costanzo I, già attivo (assieme ai fratelli Faustino e Gerolamo) in S. Maria Maggiore a Bergamo tra il 1648 e il 1649 e forse presente ad Almenno per un intervento all'organo costruito 74 anni prima da suo nonno. Verosimilmente attorno alla metà del Settecento, sotto la spinta delle novità della scuola d'oltralpe che si ricollegano all'opera e alla lezione del gesuita Willem Hermans (stabilitosi in Italia attorno alla metà del Seicento), lo strumento è sottoposto ad un radicale intervento di manutenzione, e all'originale disposizione fonica antegnatiana vengono aggiunti due nuovi timbri: il Cornetto a tre canne per tasto ed i Contrabassi. L'autore dell'operazione è ignoto, ma certamente di scuola lombarda. In questo periodo nella Bergamasca simili lavori sono effettuati da Giuseppe Serassi, fondatore della celebre famiglia organaria, e da Giovanni Antonio Bossi, suo illustre collega e concorrente nella costruzione di organi. Per far posto alle otto canne di legno (da Do1 a Si1, senza le prime quattro cromatiche) si sostituiscono i vecchi mantici con tre nuovi collocati su un soppalco dietro al vano di risonanza dell'organo, mentre si mantiene l'antico caricamento "a stanga". Anche la canalizzazione viene modificata e integrata con l'aggiunta di un nuovo canale porta - vento per il Somiere dei Contrabassi. Il Cornetto è invece posto su due piccoli somieri "a tiro", dotati di stecca, di dodici note ciascuno, sormontati dai rispettivi crivelli di cartone; il tutto posizionato dietro al Flauto in ottava, in fondo al somiere. A causa dell'aggiunta dei nuovi registri, le nove manette originali sono accantonate e rimpiazzate da undici nuove leve, complete di relativa registreria applicata direttamente sopra la precedente. Secondo poi la prassi del tempo, viene pure collocato il meccanismo esterno del Tiratutti Ripieno. L'intero intervento si dimostra tutto sommato rispettoso dell'opera antegnatiana e non intacca, ma fortunatamente mantiene, l'originaria fisionomia dell'organo. A partire dal 1772, anno della soppressione del convento, la chiesa di Santa Maria della Consolazione inizia ad essere officiata solo saltuariamente. Gli organisti della parrocchiale, all'atto di assunzione dell'incarico, si impegnano a suonare nella chiesa "del convento" ogni anno per le feste di Sant'Anna, San Nicola da Tolentino e della Madonna della Cintura. In prossimità di queste ricorrenze essi sottopongono lo strumento a manutenzione. Probabilmente nella prima metà dell'Ottocento uno sconosciuto organaro modifica in modo vistoso l'anima e la bocca dei Contrabassi, ripara l'impianto di alimentazione, rettifica i mantici, sostituisce l'antico sistema di caricamento "a stanga" con uno nuovo a "carrucola", asporta il Tremolo e il Tiratutti; elimina altresì il pedale del Fa2 per far posto al pedalone della Combinazione preparabile, inserita internamente a lato delle manette dei registri. Nel 1879 la manutenzione ordinaria è affidata a Giuseppe Colombo "fabbricatore di organi allievo di Serassi". Dopo l'intervento dell' "allievo Serassi", per il glorioso Antegnati inizia una porabola discendente: già agli inizi di questo secolo versa in condizioni precarie, il disuso lo rende, attorno al 1930, certamente inefficiente; l'asportazione di parte delle canne ci ha consegnato lo strumento in pietose condizioni di abbandono. Risultati di ricerche rese note nel 1990 iniziano a diffondere ed alimentare un certo interesse. E' l'inizio della "rinascita".

Il restauro

Tra studi preliminari ed esecuzione vera e propria delle opere, approvate dalle Soprintendenze competenti, il restauro dell'Antegnati, portato a termine nel 1996 e dedicato alla memoria di Giampiero Lurani Cernuschi, è il frutto di sei anni di lavoro oltremodo impegnativo e rigoroso. Nomi illustri nel campo organistico - primo tra tutti quello di Luigi Ferdinando Tagliavini - organologico, architettonico e pittorico, coinvolti gratuitamente all'ambizioso progetto, hanno riconosciuto l'indiscussa rarità dello strumento, ne hanno raccomandato l'irrinunciabile e urgente ripristino. La Parrocchia di Almenno San Salvatore, la famiglia Lurani Cernuschi e la sezione di Bergamo di Italia Nostra - promotori del "Comitato per il restauro dell'organo Antegnati", presieduto da Maddalena Fachinetti Maggi - hanno seguito con scrupolosa attenzione tutte le varie fasi dell'operazione fino al suo compimento, supportati dalla già menzionata consulenza altamente qualificata. Tra chi ha fortemente creduto e sostenuto finanziariamente l'obiettivo del "Comitato", vanno ricordati: la Famiglia Lurani Cernuschi, la Banca Popolare di Bergamo - Credito Varesino, il Credito Bergamasco, la Fondazione Cariplo, gli "Amici di San Nicola" e tantissimi altri Enti, Associazioni e privati cittadini, coinvolti fautori di un siffatto "impegno", indice di grande civiltà. Un pensiero riconoscente alla Regione Lombardia, alla Provincia di Bergamo e al Comune di Almenno San Salvatore, che hanno patrocinato, anche economicamente, la complicata operazione. Il restauro, iniziato dopo un intervento preliminare consistente nell'eliminazione degli insetti xilofagi mediante fumigazione di tutta l'area della chiesa e della sacrestia, è stato realizzato con scrupoloso criterio dell'organaro Marco Fratti di Campogalliano (Mo) che si è avvalso di tecniche e materiali che possano consentire la massima reversibilità e leggibilità del lavoro, curando ogni particolare, al fine di restituire l'opera nelle migliori condizioni di efficienza e integrità possibili. Dato il grandissimo interesse organologico dello strumento, si è ritenuti quanto mai opportuno utilizzare moderni metodi di analisi e rilevamento, che potessero fornire dati oggettivamente attendibili e quindi materiale di ulteriore studio dei manufatti in esame. Il restauro ha interessato anche la cassa, la cantoria, i quattro dipinti su tela delle portelle, la porzione di soffitto sovrastante e parte delle due pareti interne delle arcate adiacenti alla struttura. L'operazione è stata realizzata dal Laboratorio di Antonio Zaccaria e Marzia Daina di Bergamo. Come coronamento all'intero progetto, un'elegante pubblicazione - edita sotto l'egida dell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo - ha presentato le relazioni, gli studi, le analisi, i rilievi e una ricca documentazione fotografica organologica di prim'ordine.