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In Tempore Organi Voci et Organo Insieme

Chiesa di San Nicola - Almenno San Salvatore (BG) - Settembre Ottobre 2009. Ingresso libero

Nell’ambito di: Incontro alla Musica Rassegna itinerante di Concerti e momenti musicali, nona ed. 2009, con il contributo del Consiglio Regionale della Lombardia

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Michelangelo Amadei

Il 2 marzo 1584 nacque in Cortona Michaele Angelo Amadei, figlio di Pier Filippo. Sarà l’ultimo discendente di una delle più importanti famiglie patrizie cortonesi le cui origini risalgono al XIII secolo.
In giovanissima età manifestò una straordinaria attitudine per gli studi umanistici e per la musica.
La sua formazione musicale ebbe luogo nell’ambiente romano presso la Cappella di San Luigi dei Francesi che godè di fama indiscussa grazie al valore di Giovanni Bernardino Nanino, Maestro di Cappella dal 1591 al 1608.
L’Amadei, poco più che adolescente, fu ordinato sacerdote in Roma ove svolse un’intensa attività musicale.
Nel 1606, richiamato in patria dal vescovo Filippo Bardi, fu eletto Maestro della Cappella Musicale della Cattedrale. Da quella data ebbe inizio una feconda collaborazione con il presule cortonese, assertore, insieme ai membri della sua famiglia, di un’ampia riforma musicale.
Nel 1610 fu nominato Canonico della Collegiata di Santa Maria Nuova ove, a partire dal 1613, esercitò le funzioni di organista sull’organo costruito dal cortonese Cesare Romani.
Nel 1614 pubblicò in Venezia una raccolta di Mottetti, dedicati al suo vescovo e al suo precettore. Seguirà nel 1615 una seconda raccolta. L’unica copia esistente della sua opera musicale è oggi conservata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, nella sezione dei libri rari.
Scrive Francesco Tasini: «… L’intera serie dei Mottetti mostra con chiarezza la poetica dell’Amadei, fortemente influenzata e indirizzata secondo i propositi della cosiddetta “Maniera Moderna”, una tendenza estetica caratteristica sia dell’ambiente fiorentino sia della scuola romana a cavallo del secolo, tesi alla ricerca – espressa soprattutto nel campo della vocalità – verso un equilibrio formale e un disegno melodico “Naturali”».
È agli anni della composizione dei Mottetti che si fa risalire la sua nomina a Moderatore dell’Accademia degli Uniti, un’istituzione cortonese che riuniva musicisti e musicologi della città. Dopo la pubblicazione dei Mottetti scarse sono le notizie riguardanti l’Amadei. Della sua produzione musicale legata all’incarico di Maestro di Cappella della Cattedrale non si è trovata traccia negli archivi della città. La sua vita è scandita dalle delibere del Capitolo che puntualmente gli rinnova l’incarico di Maestro di cappella.
Michelangelo Amadei morì in Cortona il 12 marzo 1642 e venne sepolto in cattedrale.

Claudio Monteverdi: Sacri ‘Affetti’ da cappella e concertati

La scoperta delle capacità proprie della voce umana di interpretare gli “affetti dell’animo” e di esprimerli in modo chiaro e coinvolgente ha comportato, agli inizi del XVII secolo, una vera e propria rivoluzione nel linguaggio musicale.
Alla polifonia, che appena qualche decennio prima aveva toccato vette sublimi, si nega la possibilità reale di esprimere con intensità il significato del testo in quanto, come sostiene Agostino Agazzari, “si sente solo zuppa di parole”, poiché i compositori sono attenti soprattutto alle regole del contrappunto – cioè alla corretta combinazione dei suoni – più che alle esigenze del testo letterario.
Appannaggio quasi esclusivo della musica da chiesa rimane comunque lo stile “alla Palestrina”, stylus antiquus, anche se, ben presto, nuovi orientamenti lessicali e formali propri della “seconda prattica” - quali il basso continuo, il canto a voce sola, la musica strumentale - prendono piede e vengono pure sapientemente impiegati nella liturgia.
Dall’uso e dalla fusione di contrasti e combinazioni di voci e strumenti, ecco svilupparsi lo stile concertato, nato nell’ambito della Scuola Veneziana, depositaria dell’uso dei Cori Battenti e della tecnica policorale. A questo si contrappone lo stile da cappella, in cui le linee strumentali, se presenti, risultano mancanti di esclusiva autonomia, perché impiegate sostanzialmente in funzione subalterna alle voci.
Figura di spicco del panorama musicale italiano nel primo Seicento è, senza ombra di dubbio, Claudio Monteverdi, dal 1613 Maestro di Cappella in San Marco a Venezia. Il suo estro artistico, creativo e innovatore, geniale e inconfondibile, si volge ad entrambi gli stili: un grandioso vortice di suoni e colori, scaturito dal connubio perfetto di voci e strumenti, inonda le splendide volte e gli ampi spazi della magnifica basilica lagunare.
Il prestigioso incarico veneziano comporta, per il grande compositore cremonese, la nuova conoscenza della cosiddetta “Liturgia Dogale”, con testi e musiche proprie, in seguito chiamata “patriarchina”, quasi simbolo dell’assoluta indipendenza ed autorità della Serenissima, strenuamente sostenuta nei secoli.
I ricchi stilemi melodici di questa originalissima tradizione musicale, assolutamente indipendenti dal gregoriano, dall’ambrosiano e dall’aquileiese,  rispondono ad un’antica inclinazione veneziana che affonda la sua genesi nel XV secolo.
Ancora nel Seicento, accanto ad organi mobili utilizzati regolarmente durante l’esecuzione delle magniloquenti pagine a più cori eseguite dalla Cappella Ducale, la Basilica Marciana dispone soprattutto di due grandiosi organi contrapposti, collocati in cantoria. L’impiego di questi strumenti assicura certamente alla tastiera la dotta esperienza di una precedente ed esemplare consuetudine polifonica: le forme coltivate sono quelle classiche della Toccata, del Ricercare, della Canzona, del Versetto, arricchite dal nuovo “sentire” del tempo.
A noi è purtroppo precluso un riscontro sonoro, poiché questi organi ora non esistono più.
Tuttavia in San Nicola è conservato il preziosissimo organo costruito da Costanzo Antegnati nel 1588, unico strumento rinascimentale in terra bergamasca giunto ai nostri giorni. La sua valorizzazione e, pertanto, il suo impiego, continuano a suscitare stupore, emozione, ammirazione e contribuiscono ancora a stimolare le menti di ricercatori, esecutori e ascoltatori.